Caro Presidente

Cari colleghi,

voglio iniziare questo mio breve intervento ringraziando tutti gli amministratori locali che hanno partecipato al rinnovo del Consiglio provinciale ed in particolare permettetemi di ringraziare i consiglieri comunali ed i sindaci che hanno contribuito con il loro  voto, a riconfermare la presenza, in questo Consiglio, della lista “Comuni in Provincia”. Lo hanno fatto con un significativo atto di democrazia, (seppur di secondo livello (tono ironico) esprimendo con libertà fiducia in un programma elettorale teso al rinnovamento della classe dirigente sin qui espressa, volendo riconoscere il valore delle realtà civiche e della rappresentanza in particolare dei piccoli comuni. Gli amministratori, con i quali abbiamo condiviso il percorso iniziato due anni fa, credono come noi in valori che sono fondamentali per una buona “la politica”, quali ad esempio “l’impegno disinteressato, la difesa di principi non negoziabili dalla pubblica amministrazione, il “senso di  responsabilità”. Credono inoltre che la politica, esercitata al livello più vicino al cittadino, qual è quello comunale e poi provinciale, rappresenti ancora, noi ne siamo convinti, la soluzione principe per contenere il disorientamento generato dalle contraddizioni  nazionali,  e perché no, per riparare agli errori  governativi che in questi anni di fatto hanno gettato  le Province in un limbo di incertezze in cui ancora ci troviamo e dal quale nessuno di noi, nemmeno Lei sig. Presidente, è in condizione oggi di uscire.

Possiamo dire che in questi due anni sono stati fatti alcuni tentativi di “governo”, e di per sé la cosa è stata sicuramente lodevole, ma di certo questo non poteva bastare, proprio perché il progetto de “la casa dei comuni”, partito da una buona intuizione, è rimasto una soluzione intermedia e molto spesso anche elemento di confusione per la sovrapposizione al ruolo di altri enti. A questa criticità, che io e il collega Maffoni avevamo evidenziato  ancora due anni fa, si sono aggiunte le difficoltà a partecipare da parte degli amministratori comunali, già gravati da numerosi impegni. Tutto questo ha fatto sì che diverse assemblee dei sindaci non raggiungesserero il quorum necessario. Di questo fatto dobbiamo tenere conto per creare le condizioni che favoriscano la massima partecipazione e condivisione possibile.

Ecco, vede Presidente, noi crediamo si debba guardare la realtà con una logica nuova (NON SO SE HO CAPITO BENE QUELLO CHE VUOI DIRE PERCHE’ NON RISULTA CHIARO), (partendo anche dalle nostre eventuali mancanze), per stimolare il dibattito nelle sedi opportune, (il Consiglio Provinciale  è la prima di queste) un confronto anche serrato tra maggioranza e opposizione, sempre però finalizzato alla ricerca della soluzione migliore per le nostre comunità, che oggi più che mai hanno bisogno di stabilità, trasparenza, certezza istituzionale, efficienza e concretezza. Hanno bisogno di essere sostenute per non cedere allo sconfortante senso di impotenza che spesso avvertono.  E questo lo dobbiamo, lo possiamo fare dimostrando concretamente quanto importante può essere, ancora oggi, il ruolo dell’Ente Provincia, a prescindere dalle riforme contraddittorie calate dall’alto. Riappropriandoci quindi di tutta la sua storia amministrativa, delle sue contraddizioni e potenzialità, riscoprendone le peculiarità e abbandonando, in un certo qual modo, quei tentativi (spesso velleitari) di ricoprire ruoli e competenze distanti dalla sua natura e dalla sua storia. Non si tratta di un passo indietro, né tantomeno di nostalgia verso un passato che non tornerà più. Si tratta di ridare dignità e soprattutto risposta ai problemi impellenti che ci vengono dai territori e dagli amministratori locali.

Ripartiamo allora dai temi concreti che la legge 56 assegna a questo ente e che abbiamo iniziato ad affrontare nel precedente mandato come la gestione idrica, il piano cave, le scuole, l’ambiente,…

Ripartiamo dall’istituzione di tavoli di confronto, di commissioni dove vengano coinvolti, per un ascolto vero, tutti gli attori interessati alle diverse tematiche per far si che, ogni scelta fatta in questa sede, sia una scelta cosciente e responsabile.

Ripartiamo dagli insostenibili tagli al nostro bilancio per i quali esercitare tutti insieme un’azione di forza sul Governo.

Ripartiamo dalle questioni del “personale” perchè in questi anni di annunciata chiusura dell’Ente Provincia, a seguito delle procedure di mobilità, abbiamo perso molte preziose competenze.

Ripartiamo da una sana dialettica, senza confondere i  ruoli, senza mascherare le diversità politiche dietro fumosi accordi istituzionali che di istituzionale, francamente, avevano ed   avrebbero  ben poco.

Ripartiamo dalla Politica, quale nobile governo della “polis”.

In attesa che si definisca una volta per tutte “la partita delle Province”, senza enfasi partitiche, ripartiamo dai compiti e dalle responsabilità che oggi abbiamo e che non sono di poco conto rispetto a tanti problemi presenti anche nel nostro territorio provinciale.

Solo così potremo cercare di contribuire a ridurre la distanza che c’è tra il cittadino e le istituzioni. Per quanto ci riguarda, tra i cittadini e gli amministratori comunali e l’area vasta o Provincia o come altro si chiamerà.

Auguri a tutti un buon lavoro.